ESECUTATO DEFUNTO - PROSECUZIONE VENDITA

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  • Ultimo messaggio 17 febbraio 2020
studiomg pubblicato 06 febbraio 2020

Buonasera, in qualità di delegato ho una procedura dove uno degli esecutati è deceduto prima della notifica dell'avviso di vendita. Le operazioni di vendita possono continuare con notifica agli eredi, ancorché in assenza della dichiarazione di successione? A mio avviso si dovrebbe presentare istanza al Giudice dell'esecuzione per la prosecuzione delle operazioni, è corretto?

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inexecutivis pubblicato 10 febbraio 2020

Rispondiamo alla sua domanda muovendo dalla premessa che secondo il condivisibile (a nostro giudizio) della Cassazione, il decesso del debitore esecutato non determina l’interruzione del processo esecutivo (al pari di quanto avviene per il processo di cognizione in forza dell’art. 299 c.p.c.) e dunque la procedura segue comunque il suo corso (Cass. 13.6.1994, n. 5721), con l’unica avvertenza che le comunicazioni e le notificazioni previste nei confronti del debitore dovranno eseguirsi nei confronti degli eredi.

In dottrina si è posto il problema se, deceduto il debitore nelle more della procedura esecutiva, il decreto di trasferimento debba emettersi e trascriversi contro il de cuius o contro gli eredi.

La soluzione che riscontra i maggiori consensi è che il decreto vada comunque emesso e trascritto contro il defunto, indipendentemente dalla trascrizione dell’accettazione dell’eredità ai sensi dell’art. 2648 c.c..

Diverse sono le ragioni che militano a suffragio di questa conclusione.

In primo luogo, se ai sensi dell’art. 2913 c.c., “non hanno effetto in pregiudizio al creditore pignorante e ai creditori intervenuti gli atti di alienazione dei beni sottoposti a pignoramento”, il decreto di trasferimento va trascritto contro il de cuius allo stesso modo in cui andrebbe trascritto contro il debitore alienante che, dopo il pignoramento, trasferisca a terzi il bene.

In secondo luogo, la vendita forzata non può diventare la sede in cui, sebbene incidentalmente, si affrontano le questioni relative alla devoluzione del cespite pignorato tra gli eredi.

 In terzo luogo viene evocato l’art. 2919 c.c., il quale nel rendere inopponibili all’aggiudicatario i diritti acquistati dai terzi se tali diritti non sono opponibili ai creditori, attribuisce all’acquirente in sede di vendita forzata la medesima posizione assicurata al creditore procedente. In realtà, ai fini che qui interessano, il richiamo a questa norma non ci sembra del tutto pertinente, atteso che essa si limita a regolare il regime di opponibilità in capo all’acquirente degli atti posti in essere dal debitore dopo il pignoramento (o dopo l’iscrizione ipotecaria) ma non affronta e risolve il diverso problema della individuazione di colui contro il quale il decreto di trasferimento vada trascritto. 

savy pubblicato 10 febbraio 2020

Buongiorno in presenza di una trascrizione contro di una accettazione con beneficio di inventario successiva al pignoramento, la proprietà non dovrebbe passare in capo agli eredi ed il decreto di trasferimento sarà contro gli stessi?

studiomg pubblicato 10 febbraio 2020

Grazie mille! Chiarissimo

savy pubblicato 10 febbraio 2020

Buongiorno in presenza di una trascrizione contro di una accettazione con beneficio di inventario successiva al pignoramento, la proprietà non dovrebbe passare in capo agli eredi ed il decreto di trasferimento sarà contro gli stessi?

inexecutivis pubblicato 17 febbraio 2020

La soluzione che riscontra i maggiori consensi nella prassi è che il decreto di trasferimento vada comunque emesso e trascritto contro il defunto, indipendentemente dalla trascrizione dell’accettazione dell’eredità ai sensi dell’art. 2648 c.c..

Diverse sono le ragioni che militano a suffragio di questa conclusione.

In primo luogo, se ai sensi dell’art. 2913 c.c., “non hanno effetto in pregiudizio al creditore pignorante e ai creditori intervenuti gli atti di alienazione dei beni sottoposti a pignoramento”, il decreto di trasferimento va trascritto contro il de cuius allo stesso modo in cui andrebbe trascritto contro il debitore alienante che, dopo il pignoramento, trasferisca a terzi il bene.

In secondo luogo, la vendita forzata non può diventare la sede in cui, sebbene incidentalmente, si affrontano le questioni relative alla devoluzione del cespite pignorato tra gli eredi.

 In terzo luogo viene evocato l’art. 2919 c.c., il quale nel rendere inopponibili all’aggiudicatario i diritti acquistati dai terzi se tali diritti non sono opponibili ai creditori, attribuisce all’acquirente in sede di vendita forzata la medesima posizione assicurata al creditore procedente. In realtà, ai fini che qui interessano, il richiamo a questa norma non ci sembra del tutto pertinente, atteso che essa si limita a regolare il regime di opponibilità in capo all’acquirente degli atti posti in essere dal debitore dopo il pignoramento (o dopo l’iscrizione ipotecaria) ma non affronta e risolve il diverso problema della individuazione di colui contro il quale il decreto di trasferimento vada trascritto. 

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